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Politiche sociali

Il ruolo dei patronati nel welfare italiano

Il ruolo dei patronati nel welfare italiano

Il testo di Tiziano Treu è un contributo importante alla riflessione sul ruolo dei patronati nel welfare italiano.

L’anniversario di oggi, a 20 anni dalla legge 152/2001, mi suggerisce molte considerazioni che riguardano specificamente le attività dei patronati ma in generale le condizioni attuali del nostro welfare pubblico e privato con cui i patronati sono a contatto tutti giorni nei loro incontri con migliaia di lavoratori.

Ho visto in azione i patronati sindacali fin dalla mia prima frequentazione della Cisl milanese, quando andavo in quella sede vedevo sempre come la intensa attività degli operatori sindacali fosse affiancata da una altrettanto grande mole di lavoro negli uffici del locale patronato. Era un lavoro di assistenza già allora diversificata e complessa che attirava in ufficio una folla di persone, soprattutto anziane, per le loro pratiche di pensione.

Poi quando mi sono trovato a rivestire la carica di ministro del lavoro, ho osservato e apprezzato dal punto di vista istituzionale il ruolo del patronato, un ruolo che stava diventando sempre più centrale nella amministrazione di ampi settori della previdenza e della assistenza.

È bene ricordare a tutti che questo ruolo è non solo importante per sostenere le persone, specie più bisognose di aiuto, ma costituisce un tratto significativo del nostro modello sociale.

In particolare realizza un esempio di quella sussidiarietà orizzontale iscritta nella nostra costituzione secondo cui una serie di funzioni e attività di rilevanza pubblica non sono di esclusiva competenza dello stato, ma possono essere svolte da cittadini organizzati in forma autonoma.

Il motivo di questa concezione del costituente è anzitutto funzionale, in quanto si basa sulla idea che i cittadini e i corpi intermedi organizzati dalla società civile sono i più adatti a interpretare i bisogni e le aspettative sociali, e quindi a integrare le politiche e le scelte delle istituzioni pubbliche in ambito sociale.

Ma c’ è anche un motivo di principio costitutivo del nostro modello istituzionale, cioè l’ idea che lo stato non esaurisce l’ attività e gli obiettivi pubblici, ma che deve lasciare spazio alla creatività delle comunità e degli individui per perseguire gli interessi generali e il bene comune: solo così si attua un vero pluralismo sociale e si arricchisce la democrazia rappresentativa della partecipazione dei cittadini.

Tale principio è stato più volte confermato dalla nostra Corte costituzionale, anche con riferimento ai patronati, la cui attività è stata ricondotta alla indicazione dell’art. 38, 4 comma della costituzione.

La importanza di questa concezione partecipata della nostra democrazia mi è sempre apparsa chiara anche per le testimonianze concrete che ho visto messe in atto dalle attività di tante associazioni, dal sindacato e dai suoi patronati, alle diverse organizzazioni del terzo settore che operano nel tessuto sociale.

Il sindacato è tradizionalmente il primo ispiratore dei patronati, perché ha intuito e poi verificato nel tempo che la sua azione di tutela e di promozione dei diritti dei lavoratori non è completa se i servizi per fruirne non sono in concreto accessibili a tutti i lavoratori, specie ai più bisognosi e meno attrezzati sul piano culturale.

Le attività necessarie per rendere accessibili i diritti relativi ai rapporti di lavoro, alla previdenza e alla assistenza sociale sono andate crescendo negli anni, con la aumentata complessità del nostro sistema giuridico e quindi con la parallela moltiplicazione dei servizi necessari a rendere fruibili le varie normative e provvidenze, dalle prestazioni previdenziali a quelle assistenziali nei casi di infortunio, invalidità, e più di recente agli interventi per la famiglia ,di sostegno alla genitorialità e da ultimo all’ assegno universale ai figli.

Questa crescita quantitativa è ben testimoniata dall’ aumento delle pratiche aperte e svolte dai maggiori patronati sindacali, che hanno raggiunto grandissime dimensioni e riguardato molti milioni di cittadini, lavoratori e loro famiglie.

Si tratta di una esperienza che in Italia si è sviluppata in modo alquanto originale e che ha contribuito non poco a rinsaldare il rapporto fra i nostri sindacati e la generalità dei lavoratori e quindi a sostenere la tenuta delle organizzazioni sindacali che negli anni recenti è stata minacciata da tante condizioni avverse economiche e politiche.

Non è un caso che anche in altri paesi si sia affermata la necessità di aumentare e diversificare le attività di servizio collaterali e complementari alla attività sindacale utili ad arricchirne la utilità per i lavoratori e i cittadini.

Alla luce di questa lunga esperienza del patronato CISL è giusto guardare indietro, non solo per fare un bilancio utile a rivedere e migliorare le prassi passate, ma soprattutto per riflettere sul futuro che attende non solo le attività del patronato ma tutto il sistema delle tutele del lavoro e del welfare cui l’azione del patronato è strettamente legata.


Stiamo constatando che le grandi trasformazioni economiche e sociali, da tempo in atto e drammaticamente accelerate dalla pandemia ,investono non solo i dettagli ma gli stessi fondamentali e le categorie di base del mondo del lavoro.

Su questo dobbiamo applicare la nostra capacità di ricerca e di innovazione. Si tratta di una campo di ricerca appena avviato cui devono contribuire tutti, gli esperti come gli operatori impegnati nelle attività di difesa e di promozione dei diritti dei lavoratori.

Mi limito a indicare qualche punto per approfondimenti futuri.

Anzitutto il patronato, come il sindacato, dovrà misurarsi su un orizzonte di diritti del lavoro e del welfare più ampio di quello tradizionale, perché dovrà andare oltre i rapporti di lavoro storici per offrire risposte a tutta la varietà delle prestazioni, tipiche e atipiche, subordinate e autonome che popolano la attuale economia e società.

Analogamente dovrà allargare la propria platea di riferimento ai cittadini in generale e alle loro famiglie che sono beneficiari di nuove misure di welfare e altrettanto bisognosi di aiuto negli accessi.

Di conseguenza anche i servizi da offrire alle persone che frequentano i patronati dovranno diversificarsi e arricchirsi: da una parte per intercettare le varie esigenze e le aspettative di tali soggetti, dall’ altra per padroneggiare la interpretazione di una normativa essa stessa nuova e diversificata.

Un ulteriore ampliamento delle richieste di intervento al patronato viene dal grande sviluppo delle forme integrative di previdenza, dai fondi pensione al welfare aziendale, che ormai sono diventati una componente centrale del nostro sistema di protezione sociale.

Inoltre la crescente diffusione degli strumenti telematici come via necessaria di accesso alle prestazioni aumenta i bisogni di consulenza e di appoggio per una moltitudine di soggetti, sprovvisti, specie in Italia, di scarse o nulle conoscenze digitali.

In questa società sempre più digitalizzata, l’opera di informazione e di aiuto personalizzato da parte dei patronati diventa un elemento essenziale per orientare e non lasciare soli tanti pensionati e cittadini che altrimenti sarebbero incapaci di muoversi nei labirinti degli accessi telematici.

Queste nuove richieste di informazione e di consulenza stanno cambiando il mestiere degli operatori, e rendono urgente aumentare le loro conoscenze e la loro professionalità con l’impiego di strumenti e di investimenti all’altezza delle nuove sfide conoscitive.

Queste sfide di formazione e di conoscenza riguardano tutte le persone che operano nel nostro mondo così complesso e incerto, ma investono direttamente chi deve fornire servizi che sono diventati essenziali per il lavoro e il benessere di milioni di lavoratori e di cittadini.

La richiesta di aiuti qualificati nell’ accesso a questi servizi è destinata a crescere nei prossimi anni, perché aumentano e si diversificano i bisogni personali e sociali e perché le istituzioni pubbliche, anche se rafforzate e migliorate, non saranno in grado di rispondere completamente e in modo personalizzato a tutti questi bisogni.

Le conseguenze sono altrettanto rilevanti sul piano organizzativo. Gli enti di patronato devono attrezzarsi meglio, da una parte con più efficienza, rigore e trasparenza, nonché migliorando le proprie reti sul territorio, dall’altra stabilendo legami più stretti con le istituzioni pubbliche della previdenza e della assistenza.

Le convenzioni e gli accordi operativi da tempo definiti con l’INPS sono diventati uno strumento essenziale sia per i patronati sia per lo stesso istituto che ha verificato come la stretta collaborazione con tali enti sia diventata indispensabile per svolgere la propria attività istituzionale.

La prova più evidente di questa necessità si è avuta nel corso della emergenza pandemica che ha moltiplicato in misura senza precedenti le richieste di prestazioni ai lavoratori, specie di sostegni economici come i vari tipi di Cassa integrazione.

Per gli stessi motivi sta crescendo la possibilità o la necessità che gli enti stabiliscano rapporti di collaborazione strutturati con le imprese per aiutarle nei rapporti con i dipendenti sia nelle materie previdenziali e assistenziali tradizionali sia nei nuovi piani di welfare aziendale.

Lo sviluppo di questi rapporti strutturati con gli enti pubblici e con le aziende può essere lo strumento anche per il necessario rafforzamento organizzativo e finanziario dei patronati.

Come si può vedere le funzioni dei patronati, lungi dall’essere sorpassate dagli eventi, sono destinarsi ad ampliarsi ed arricchirsi così da attribuire a queste istituzioni storiche il nuovo carattere di centro di informazione e di consulenza sul welfare complessivo di lavoratori e cittadini.

Queste prospettive così ampie richiedono ai patronati riflessioni e analisi strategiche su come meglio affrontare il loro futuro.

Una tale riflessione interna può offrire stimoli anche alle istituzioni pubbliche del welfare per riformare le proprie funzioni. Per altro verso può sollecitare anche un’opera di revisione normativa che riordini la normativa emanata negli anni passati per adeguarla alle nuove funzioni degli enti e ai nuovi bisogni dei cittadini.















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